Ricordate quel video amatoriale divenuto famoso per la celebre frase "stai facendo il video? Bravoh"? La protagonista era Tiziana Cantone, che si è uccisa.

Tiziana Cantone si è impiccata, e questa cosa mi fa un po' effetto perché per mesi ho sentito amici dire "stai facendo il video? Bravoh". E mi sembrava di conoscerla, anche se quel video non l'ho mai visto, nonostante di porno ne veda abbastanza. E semplicemente non l'ho visto perché il furto dell'intimità non lo trovo eccitante.

Un po' come il video di Belén, che il fatto che abbia la farfallina non significava volersi far commentare una performance di quando aveva diciassette anni, da tutto il mondo. Belén superò quel momento, Tiziana no e si è uccisa.

Ora spero che Tiziana sia in un mondo più giusto, dove chi lecca una fica è uguale a chi lecca un pisello.

Un mondo dove troia nessuno lo dice e maiala è solo il femminile di maiale.

Un mondo dove i video si fanno ma si tengono su un hard disk esterno e non si mandano in giro con il cellulare, perché al massimo i video servono per riguardarli insieme al partner o nei momenti di solitudine, se l'altra persona è d'accordo.

Un mondo dove la presidente della Camera Boldrini non sia paragonata a una bambola gonfiabile, e dove puttana sia al massimo un mestiere.

Mi auguro che Tiziana Cantone ora sia in un mondo dove il giudizio non è basato sul genere della persona giudicata, o sul suo lavoro. Un mondo con meno stronzi, dunque.
Perché Tiziana Cantone l'hanno uccisa gli stronzi, questa è la verità. E gli stronzi, per la maggioranza, erano uomini come me. Tiziana l'ha uccisa chi la qualificava per un gesto e non le dava respiro per via di un pompino. Un normalissimo pompino in macchina, come ce ne sono migliaia anche in questo momento in cui voi leggete.

E devo dirlo: mi sono letteralmente rotto i coglioni, da uomo, di sentire giudizi sulla moralità basati sull'aspetto fisico di una donna, o su quanto e come e a chi questa decida di fare un pompino.

I social network sono come il bar. Se attacchi in gruppo si chiama bullismo, e colui che viene attaccato sta male, e qualche volta si uccide.

E chi ancora pensa che in fondo "se l'è cercata" è solo un vigliacco sentimentale; una merda attaccata alla soletta della scarpa che non se ne va; come coloro che sostengono che "certe ragazze cerchino lo stupro" perché hanno una gonna, o rincasano dopo le 21; o per mangiare il gelato scelgono la lingua invece del cucchiaino, perché poi c'è il cono che si può sgranocchiare.

O riusciamo a creare un mondo più gentile, e mi rivolgo soprattutto agli uomini ma purtroppo non solo, oppure non siamo migliori della corda che si è stretta intorno al collo di Tiziana.