A gennaio nelle farmacie italiane arriveranno i primi 20 chili di cannabis terapeutica, verificati e testati dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, l’unico autorizzato a farlo per conto dello Stato italiano. Come sottolinea Repubblica Firenze, si tratto solo del primo "raccolto", a cui ne seguiranno altri ogni 3-4 mesi, fino a raggiungere i 100 Kg. all'anno. La cannabis verrà assunta sotto forma di decotto oppure con un vaporizzatore, che permetta di inalarla senza che la sostanza stupefacente sia bruciata. In entrambi i casi, sono stabilite le patologie per cui ne è ammesso la somministrazione. Si va dalle malattie spastiche come la sclerosi multipla oppure lesioni al midollo alle nausee dovute a chemioterapia, radioterapia o altre cure massicce. La cannabis terapeutica può essere anche prescritta per combattere le forme più resistenti di glaucoma, visto l’effetto ipotensivo che fa abbassare la pressione del liquido all'interno del bulbo oculare; stimola inoltre l’appetito in chi ha anoressia nervosa o comunque non mangia a causa di gravi patologie. Ma può essere utile anche nel dolore cronico in generale e in particolare a quello di natura neurologico.

Finora in questi casi la cannabis veniva acquistata all'estero, per lo più in Olanda. Con la produzione nostrana ci sarà un evidente risparmio. In Toscana la struttura che distribuisce la maggior quantità di questa sostanza è il laboratorio di Santa Maria Nuova, che ormai serve praticamente tutta l’area vasta centrale (Firenze, Empoli, Prato e Pistoia). Repubblica scrive che quest’anno i malati seguiti sono un po’ meno di 300, più della metà di tutti i toscani che utilizzano questa terapia. Poi ci sono coloro che prendono il Sativex, cioè un medicinale sotto forma di spray orale. Si è iniziato a prescriverlo dopo l’approvazione della legge regionale 18 del 2012. Secondo i dati dell’Agenzia regionale di sanità, nel 2013 l’hanno preso in 41, nel 2014 in 224 e nel 2015 in 229. “Il 50,6% dei soggetti considerati si concentra in una classe di età compresa tra 45 e 60 anni. Dei 346 soggetti ai quali, nel triennio considerato, è stato prescritto il farmaco, il 76,3% ha un’esenzione per sclerosi multipla”, spiegano sempre dall’Agenzia.

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