Si avvicina la scadenza per la presentazione della manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro richiesta dalla Commissione europea all'Italia. Bruxelles chiede un intervento credibile entro aprile, pena l'avvio della procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia. Ma non sarebbe solo la manovra il problema del Belpaese. Come riportato stamane dal quotidiano Repubblica "secondo il Comitato economico e finanziario c'è il rischio che salti un pezzo della flessibilità, quella per gli investimenti, concessa all'Italia nel 2016. Circostanza che farebbe traballare l'intera costruzione dei conti degli ultimi due anni e che nel peggiore degli scenari potrebbe portare alla richiesta di restituzione dei soldi, lo 0,2% del Pil, altri 3,4 miliardi, o parte di essi per non finire in procedura".

Lo scorso 22 febbraio, infatti, la Commissione Ue ha pubblicato un rapporto sui conti pubblici italiani, bocciando la legge di bilancio varata nel dicembre 2016 e di pari passo rimandando l'apertura della procedura d'infrazione per deficit eccessivo, concedendo all'Italia qualche mese per presentare una manovra correttiva e mettersi al riparo dalle conseguenze che potrebbero scaturire dall'applicazione della sanzione europea. "Le regole prevedevano che ad esprimersi fosse poi il Comitato economico e finanziario dell'Unione, con l'Opinione prevista dall'articolo 126.4 del Trattato. Ebbene, i governi approvano la scelta di Bruxelles di dare più tempo all'Italia per la correzione, ma in 8 pagine riservate fanno un'analisi impietosa della situazione italiana. Secondo la Ue nel 2017 il deficit salirà al 2,4% del Pil dal 2,3% registrato nel 2016 mentre il debito è proiettato verso il 133,3%. Nel 2017, notano gli sherpa, l'Italia avrebbe dovuto portare a casa una correzione strutturale pari allo 0,6% del Pil mentre ci sarà un deterioramento dello 0,4%".

Partendo da quest'analisi, il Comitato economico e finanziario dell'Unione spiega che l'Italia "rischia una deviazione significativa rispetto all'aggiustamento nel 2017 e a prima vista c'è l'evidenza del rischio di un deficit eccessivo basato sulla regola del debito". Secondo il Comitato, inoltre, "le condizioni per la flessibilità per gli investimenti attualmente non sembrano rispettate" e questo potrebbe portare alla decadenza di parte del fondo per la flessibilità da 19 miliardi di euro di cui ha beneficiato l'Italia nel corso dell'ultimo biennio, per un ammontare pari a oltre 3 miliardi di euro.

Inoltre, sostiene il Comitato nella relazione che verrà sottoposta al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan il prossimo 20 marzo, "la debolezza strutturale dell'economia italiana è alla base del basso potenziale di crescita: da metà 2016 sviluppi interni hanno significativamente rallentato l'adozione di nuove riforme sebbene l'adozione di quelle già approvate stia continuando. Un'agenda ambiziosa di riforme strutturali avrebbe un impatto significativo sulla sostenibilità del debito che rimane una grande fonte di vulnerabilità nel medio periodo",