Ormai da diversi giorni in Italia si parla molto della cosiddetta “Blue Whale Challenge”, un fenomeno-sfida che sarebbe nato in Russia tempo fa e che avrebbe spinto decine di adolescenti nel mondo al suicidio. Premettendo che al momento non esistono prove che colleghino direttamente i suicidi (che sono avvenuti soprattutto in Russia) al Blue Whale, in Italia Telefono Azzurro ha “sfruttato” il clamore della notizia e le richieste d'aiuto giunte all'associazione per riflettere sul tema della tutela della salute mentale di bambini e ragazzi. “Telefono Azzurro sta monitorando l’allarme senza però cedere a un allarmismo – ha dichiarato Ernesto Caffo, Professore ordinario di Neuropsichiatria infantile- Università di Modena e Reggio Emilia, Presidente di Telefono Azzurro Onlus – Invitiamo tutti a un’estrema cautela, in linea con le molte voci di professionisti europei con cui ci stiamo confrontando e che si stanno esprimendo in questo senso. Il fenomeno dell'autolesionismo spesso viene esposto online, insieme al suicidio. Entrambe rappresentano tematiche di interesse per i professionisti del nostro settore che si occupano della tutela dei bambini e dei ragazzi. Se è vero che non ci sono casi riconducibili al Blue Whale Challenge è anche vero che i dati Telefono Azzurro ci restituiscono uno scenario preoccupante. Specialmente nell’ultimo quadrimestre”. Stando ai dati raccolti dalle linee di ascolto Telefono Azzurro i fenomeni di autolesionismo sono infatti in crescita: nel solo primo quadrimestre l’Associazione ha gestito 59 casi di atti autolesivi, 43 di ideazione suicidaria e 9 di tentativo di suicidio.

Che cos'è "Blue Whale Challenge"

La “Blue Whale Challenge”, consisterebbe in un percorso di varie prove culminato nel suicidio del partecipante alla sfida. Un suicidio documentato attraverso un video o app di live streaming come Periscope. Nel corso della sfida sarebbe ricorrente l’incitazione ad atti di autolesionismo. A tal proposito Telefono Azzurro ricorda che in un recente report dell’OMS si afferma che “il suicidio e la morte accidentale da autolesionismo erano la terza causa di mortalità degli adolescenti nel 2015, con una stima di 67000 morti”. Riflettendo sulla “Blue Whale Challenge” Telefono azzurro ha quindi ricordato le testimonianze dei genitori dei ragazzi russi il cui suicidio sarebbe riconducibile a questo fenomeno. Viene citata spesso la dimensione del segreto, fondamentale in molte forme di abuso. “Il segreto e l’imposizione del silenzio – così Telefono Azzurro – sono funzionali all’isolamento della vittima e a impedirle che possa chiedere un aiuto, interrompendo la dinamica in corso. È fondamentale insegnare ai ragazzi a diffidare da chi vuole il loro silenzio o lo impone attraverso la minaccia: apparentemente sembra un modo per creare una relazione esclusiva, è invece un mezzo per isolare dalla rete di sostegno amicale e familiare, rendendo difficile la richiesta di aiuto”.

Per aiutare i ragazzi che pensano all’autolesionismo e al suicidio, Telefono Azzurro dà alcuni consigli

  1. Contrapponi il fare al pensare: esci, fai qualcosa di semplice, ma rilassante che pensi ti possa far stare meglio. Questo non significa ignorare ciò che ti mette in difficoltà: è importante farlo, ma nel momento più adeguato e con il sostegno di professionisti che ti possano supportare in questo.

  2. Tieni presente che quando ci si sente in estrema difficoltà la percezione delle cose è alterata e si ha la sensazione di non avere vie d’uscita. Ricorda però che si tratta spesso di momenti transitori.

  3. Cerca di non stare solo: solitudine ed isolamento rischiano di peggiorare la situazione.

  4. Prova a pensare ad una situazione di difficoltà che sei riuscito a superare in passato. Cosa ti è stato d’aiuto? Quali risorse hai messo in campo? Quali oggetti, comportamenti, idee o persone ti hanno aiutato?

  5. Prova ad immaginare un ragazzo nella tua stessa situazione: cosa gli diresti per aiutarlo?

  6. Se sai che qualcosa ti fa stare male e pensi di essere in un momento di particolare vulnerabilità, cerca di evitare. Ad esempio, se un luogo ti evoca particolari ricordi negativi, non andarci e, se devi farlo, non andarci da solo.

  7. Chiedere aiuto non è un atto di debolezza: è, invece, un modo molto coraggioso di iniziare un percorso per stare meglio.

  8. Informa una persona di tua fiducia di come ti senti: condividere significa anche “dividere con”. Parlare con qualcuno ti aiuterà a costruire più soluzioni proprio quando ti sembra che non ce ne siano. La persona che avrai scelto sarà felice di poterti ascoltare, non vergognarti di raccontare come ti senti, stai facendo un passo molto importante.

  9. Se sai che un amico o una persona che conosci si auto-lesiona o sta pensando al suicidio, offrigli il tuo sostegno ed il tuo ascolto, ma non assumerti da solo questa responsabilità. Informalo, ad esempio, della possibilità di rivolgersi a Telefono Azzurro, chiamando il numero sempre attivo 1.96.96 oppure attraverso la chat (attiva tutti i giorni dalle 08.00 alle 22.00 – il sabato e la domenica dalle 8:00 alle 20:00).

  10. Se non dovesse accettare o se tu non fossi sicuro che chiederà un aiuto, prova a contattare tu Telefono Azzurro. Cercheremo insieme una soluzione. Oppure, informa un tuo adulto di riferimento di questa situazione.