Sta facendo discutere non poco l'affermazione di Guido Barilla fatta ieri alla trasmissione radiofonica La Zanzara di radio 24: "Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia gay perché noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri", ha detto il presidente del colosso alimentare, suscitando le ire comprensibili di molti cittadini, convinti che le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale sia una vergogna destinata ad essere spazzata via.

L'affermazione di Barilla ha messo in subbuglio anche il mondo dell'associazionismo gay: "L’omofobia – dice Daniela Tomasino, presidente di Arcigay Palermo, al quotidiano Si24 – è ben radicata nel nostro Paese, a tutti i livelli. La Barilla negli ultimi decenni, con pubblicità e prodotti ha contribuito a condizionare il modello di famiglia nell’immaginario di milioni di Italiani. Ora sappiamo che si trattava di un modello ideologico, influenzato da odio e pregiudizi. Non posso non pensare che queste frasi siano emblematiche, in un Paese in cui l’impresa non assume su di sé nessuna responsabilità etica. Barilla sa che può diffondere il suo irresponsabile messaggio d’odio senza alcun freno: la legge glielo consente, e in Parlamento decine di onorevoli ne condividono le parole. Ne prendo atto, ma non mi rassegno. Io sicuramente da oggi sceglierò con più attenzione solo marchi locali, con principi etici più solidi: non voglio che i miei soldi arrivino a questa gente".

In fondo, come scrive il blog Elfobruno, cosa si penserebbe se un imprenditore dicesse: "Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia ebrea perché noi siamo per la famiglia cattolica", oppure "Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia di neri perché noi siamo per la famiglia bianca"? Nel frattempo su twitter è stato lanciato l'hashtag #boicottaBarilla.