
Si parla poco di Banksy. Se ne parla poco all'interno dei display d'informazione tradizionale. A volte lo si cita come fenomeno di costume quando si parla dei grafitari, dei fuorilegge che la società tollera con sufficienza e simpatia, comunque dei vandali confinati benevolmente nel ghetto della “Street-Art”. Ma mai con il taglio giusto e mai conferendogli una verrà dignità d'artista. Perché Banksy, come pochi altri è “l'Artista” per eccellenza del nostro tempo. Sarebbe troppo lungo illustrare tutto quello che fa Bansky per cui rimando qui e qui. E poi al suo sito ufficiale, anch'esso, naturalmente, uno spettacolo: BANKSY
Quello che m'interessa è ricordare e prendo spunto da Banksy, il ruolo dell'artista nel nostro tempo. Il tempo che ne avrebbe più bisogno è anche il tempo in cui tende a scomparire per essere relegato nel dorato ghetto dell'evasione nel bello, nel divertente, nel ludico. Questa è una società distratta nei confronti dell'arte, quella vera, perché l'arte è destabilizzante. Le istituzioni diffondono e valorizzano solo arte di regime, anche quando sembra trasgressiva.
Artista, contrariamente all'accezione che ne viene data generalmente, in modo abusivo e strumentale, che fa definire artista che so…anche Michelle Unziker, piuttosto che Manuela Arcuri o Vanzina…, è un termine che andrebbe usato con prudenza e con senso di responsabilità perché il suo ruolo nella società e nell'evoluzione dell'uomo è fondamentale.
L'Artista è il personaggio che rappresenta in una società la vera contrapposizione intellettuale ad ogni forma di potere. L'Artista è colui che rifiuta ciò che è inaccettabile e lo denuncia attraverso forme che incidono sulla mente, sui sensi, sulle emozioni, in quelle sfere che il potere aggredisce in genere per esercitare il predominio assoluto sugli uomini. L'artista è il vero generatore dei dubbi sulle cose, colui che spinge a riflettere, non solo con la logica, ma anche con l'anima, elemento quest'ultimo sempre più marginalizzato nell'interpretazione dei fenomeni e nell'impostazione delle norme che regolano i sistemi e la società.
Tant'è che ogni forma di potere si appropria in genere dall'arte cercando di attutirne gli effetti trasgressivi e ribelli. Nel caso della forma di potere più diffusa nel nostro tempo, quella esercitata dal mercato, dal business, l'operazione è quella di deprivare l'arte del suo potere di ribellione e di trasgressione, trasformandola in prodotto di intrattenimento e di evasione – allontanandola cioè dal suo collegamento con il mondo reale – in grado di generare profitto. Gli artisti, nel sentire comune, sono in genere quelli con la testa fra le nuvole che non si occupano di cose terrene e banali. Anche le opere di Banksy, come tutto, entrano nel gioco del mercato assumendo a volte un valore enorme, con la differenza che nessuno le può comprare, né vendere, perché non appartengono a nessuno. Anzi, sono le sole opere d'arte ad appartenere a tutti.


Se sei piccolo, insignificante e poco amato allora i topi sono il modello definitivo da seguire
Banksy entra con la sua Arte nei luoghi in cui il mondo è rappresentato in modo distorto, falso, degradato, indegno e attraverso una serie di processi emotivi, basati ora su simboli, ora su ironia (è anche tra gli sceneggiatori dei “Simpson”), ora su poesia, ora su aggressività, ora su suggestioni visive o su metafore, colpisce duro il cuore del potere, cioè la filosofia di fondo su cui si basa: quella di portare gli uomini a non avere più reazioni emotive di rigetto di fronte ai fenomeni relegando e concentrando ogni sfogo emozionale all'interno di una dimensione di evasione pura, in cui divertimento e bellezza sono fenomeni passivi attraverso i quali riposarsi un po' ed evadere per qualche minuto dalla durezza della vita.

Il riaffiorare appassionato di Banksy nella mia memoria artistica, mi stimola un pensiero, forse impopolare: Bansky dimostra che non sempre infrangere la legge è sbagliato. Lo stato di diritto deve essere, appunto, un diritto, non un mito. Se è illegale “grafitare” sui muri delle città, dovrebbe essere altrettanto illegale far degradare le città come le parti che Banksy decora denunciandone con la poesia il degrado e l'alienazione. Anche per questo è uno degli ultimi artisti veri rimasti: perché rifiuta lo stato delle cose e sfida le istituzioni mettendole in contraddizione evidente. Chi altri lo fa, oggi, artista o non artista? Vorrei far notare che se rivelasse la sua identità Banksy verrebbe arrestato. Idolatrato in mezzo mondo per la sua opera culturale Banksy è, per la legge, un latitante. Un latitante che ha dato il la ad una corrente artistica oggi nutritissima e attiva in tutto il mondo, che porta come può il bello dove c'è colpevole monnezza.


Idolatrato in mezzo mondo per la sua opera culturale Banksy è, per la legge, un latitante.
Un Artista conclamato, non solo per l'originalità, la bellezza e il senso di rottura delle sue opere (l'arte E' rottura, altrimenti non è arte), ma anche per la capacità di sottrarsi alla gloria da “party” che usa la società per mettere le mostrine da artista ad un artista. Banksy è uno dei pochi artisti che ha a cuore più incidere che apparire e crogiolarsi nella sua ispirazione, senza nulla togliere a quelli bravi di quest'ultima categoria. Banksy sfugge, dimostrando coerenza e prende a ceffoni la società senza farsi prendere. Anche questo è il suo fascino. Non si fa acchiappare.
Amo Banksy perché l'arte è vandalismo sociale e Banksy è un vero vandalo. Un vandalo al contrario: sottolinea ciò che è brutto in modo bello. E ti mette di fronte ai tuoi errori e alla loro assurdità.
Banksy è dalla parte di quella parte di umanità, la più numerosa, invisibile, quindi la più assoggettata all'ingiustizia delle leggi, delle istituzioni, del potere. La più indifesa. Quella che ha più bisogno di restare sempre sveglia per sopravvivere.
I topi sono il marchio di fabbrica di questo artista.
“Se sei piccolo, insignificante e poco amato allora i topi sono il modello definitivo da seguire” (Banksy)

Esistono dei Banksy, anche se la loro identità è nota, in tante altre discipline dell'arte, dalla musica, alla letteratura, al cinema…in Italia e nel mondo. Questo mio articolo è un invito a saperli riconoscere perché il potere e le istituzioni tendono funzionalmente a imbrogliare le carte su questo tema.
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