Diminuisce il numero di migranti che arrivano in Europa ma non calano le morti. È il dato riportato dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni, secondo cui a fronte di una riduzione dei flussi non si è registrato un conseguente calo delle morti in mare. Il Mediterraneo continua a essere una tomba. Le cifre di quest'estate, sebbene dimostrino che gli arrivi nelle coste europee sono diminuiti della metà, passando da 52.220 nei mesi di luglio e agosto del 2016 a 23.301 nello stesso periodo di quest'anno, ci indicano che il numero di morti è rimasto praticamente lo stesso: 288 nei mesi estivi del 2016 contro i 283 del 2017, con un picco registrato ad agosto, con 151 decessi contro i 62 del 2016.

Se fosse vero che oggi le Ong operano da "taxi del mare", e se fossero davvero un fattore di attrazione per i migranti che si imbarcano dalla Libia, agevolando le partenze e offrendo, più o meno indirettamente, un aiuto ai trafficanti, oggi con un minore impegno delle organizzazioni umanitarie attive nel Mediterraneo dovremmo contare un numero inferiore di morti in mare. Secondo la lettura data dall'Oim invece i migranti sarebbero spinti a partire a causa del peggioramento delle condizioni di vita in Libia, e a causa degli abusi e delle violenze che subiscono.

Anche in passato con la cessazione della missione di Mare Nostrum, guidata dalla Marina Militare italiana tra il 2013 e il 2014, e accusata di fungere da traino, si sarebbe dovuto registrare una diminuzione delle partenze. Ma così non è stato, e lo sottolinea Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell'Oim: "Quando l’operazione terminò, e non fu sostituita da nessuna specifica missione di soccorso, registrammo in realtà un aumento del numero di partenze dalla Libia e purtroppo anche un aumento di morti in mare. Il grande impegno profuso  da tutti i soccorritori in mare – incluso il  grande lavoro operato dalle Ong nell’ultimo anno –  ha permesso in realtà di salvare migliaia di vite”. 

Dello stesso avviso il Direttore dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Oim a Bruxelles, Eugenio Ambrosi: “Crediamo che occorra riportare la questione sulla giusta direzione: il salvataggio di vite umane deve restare la principale considerazione ed è la più importante responsabilità di tutti coloro che sono coinvolti in questo campo. Siamo preoccupati che questo impegno venga messo in secondo piano rispetto ad altre considerazioni. Il numero di morti in mare sta raggiungendo livelli altissimi quest’anno e questo è un segnale che c’è qualcosa che non funziona”.

Secondo i dati raccolti dall'Oim, durante il 2016, quando un totale di 181.436 migranti è stato soccorso in mare, le Ong ne hanno salvato 46.796, la Marina Militare 36.084, la Guardia Costiera (incluse le navi finanziate da Frontex) 35.875, EunavforMed 22.885, le navi Frontex (escluse le navi italiane) 13.616, i mercantili 13.888 e le varie unità militari estere presenti nell'area 7.404.