Migliorare le condizioni di lavoro, affrancarsi dai cosiddetti ‘protettori’ e frenare il controllo della criminalità organizzata su questo lucroso mercato. Sono questi gli obiettivi del primo bordello autogestito dalle prostitute di Amsterdam. Come è noto, la capitale olandese è considerata la “città del sesso” per eccellenza. La prostituzione è legalizzata dal 2000 nei Paesi Bassi, e nel famoso Red Light District c’è una vera e propria sfilata di “donne in vendita” in vetrina. A queste presto si aggiungeranno altre 14 finestre estese su 4 edifici, gestite dalla fondazione My Red Light, il primo collettivo di prostitute olandesi. “Tutto in questo progetto, dalle statue alla decorazione delle stanze, è stato pensato da noi”, ha confermato un portavoce dell’associazione contattato dal Guardian. “La speranza – ha aggiunto – è che possa offrire un luogo di lavoro piacevole, dove possiamo essere e sentirci le benvenute”.

In tal senso, nel bordello sarà incluso anche uno salotto esclusivo dove le prostitute potranno riposarsi e interagire, il cui ingresso sarà inibito ai clienti. Le stanze, poi, non saranno esclusivamente ‘rosse’, ma ci sarà spazio anche per altri colori. Un modo appunto per differenziarsi dalle classiche vetrine del Quartiere. E ancora, si sta pensando di organizzare per le ragazze corsi di massaggi ma anche di gestione contabile. “Saranno loro stesse a determinare i termini di affitto e le ore di lavoro”, ha spiegato Marieke de Ridder, membro del consiglio di supervisione del My Red Light, che si è detta “molto emozionata per questo esperimento”. “Se funziona, avremo un nuovo modello di prostituzione. E poi siamo ansiose di vedere come reagiranno sul lungo periodo i residenti del quartiere e i proprietari delle altre finestre. Ci verranno incontro o si opporranno?”.  Sembra che l’idea abbia già ottenuto l’appoggio istituzionale del sindaco Eberhard van der Laan, che ha sostenuto con forza il progetto, da lui ribattezzato “il bordello municipale”.