
Apprendo con infinito piacere la notizia che sta circolando parecchio qui e qui, forse più fra noi addetti ai lavori, che il decreto liberalizzazioni potrebbe prevedere un’aliquota privilegiata ed unica del 10% per favorire il commercio elettronico.
Alle transazioni commerciali effettuate attraverso la rete internet, con esclusione delle transazioni che concernono prodotti pornografici, ovvero prodotti il cui uso è comunque vietato ai minori di anni 18, ovvero bevande contenenti alcol, si applica una aliquota unica del 10%
E’ evidente a tutti come poche righe, se verranno effettivamente tradotte in realtà, possano davvero cambiare le sorti di un settore che oggi in Italia è indietro anni luce rispetto all’Europa e rispetto a gran parte del globo.
Pongo però chiaramente il dubbio sull’effettiva trasformazione in realtà, e possibilità di trasformazione in realtà, di una norma del genere. E lo faccio per diverse motivazioni.
- Innanzitutto per il motivo più ovvio e scontato: schiere di associazioni dalle più colorite connotazioni e rappresentanze che scendono in piazza a protestare.
- Gli alimentari sono esclusi. E’ sufficiente una rapidissima ricerca per rendersi conto che le aliquote sugli alimentari oggi applicate in Italia variano da 4 al 38%. Che fine faranno gli alimentari venduti in e-commerce? E’ una pratica ancora poco sfruttata e diffusa, anche perché pochissimi conoscono la possibilità di spedire in Europa merci assolutamente deperibili come una torta di crema, con il semplice utilizzo di panetti di neve carbonica che hanno costi contenuti e che possono essere acquistati già formati. In alternativa, per giri d'affari superiori, si può acquistare per qualche migliaia di euro, direttamente l'apparecchiatura che li produce mediante CO2 da questa azienda.
- La norma cita poi l’esclusione di prodotti pornografici. E va bene. Anche se qui, pur non essendo esperta in materia, mi chiedo immediatamente se il termine “pornografici” identifichi univocamente determinati prodotti o no. Penso ad esempio a tutta quella gamma che viene normalmente proposta come oggettistica (e a questo punto in una parola del genere può rientrare qualsiasi cosa!) e che fa veramente la fortuna di tanti venditori online. E’ sufficiente un rapido giro nel web per rendersi conto di quanto siano curati e diffusi questi siti e di quanti soldi girino intorno a questa tipologia di prodotti. Più che vedere sottigliezze nelle parole – non è questo l’intento del mio discorso – vedo molto ironicamente uno scenario in cui un solerte ispettore di qualche ufficio atto al controllo tra gli infiniti esistenti, si troverà a dover valutare in fase di ispezione/controllo/dogana o chissà cosa, se l’iva al 10 o al 21 è stata applicata correttamente a questo o a quell’oggetto che sta analizzando con scrupolosa meticolosità. E mi scappa un po’ da ridere!
- Il commercio tradizionale. Certo, direte voi, si adegui! E qui siamo tutti d’accordo. Nel momento in cui io ho un negozio fisico di qualsiasi genere e mi lamento delle mancate vendite dovute ai grossi centri commerciali, alle liberalizzazioni d’orario, alla chiusura/non chiusura al traffico di certe zone, e a mille altre vessazioni assolutamente legittime, ho sicuramente più tempo per intraprendere la strada dell’e-commerce e se non lo faccio… mea culpa. E’ scontato che, per quanto noi venditori on-line possiamo spendere tempo e risorse per descrivere minuziosamente e fotografare da mille angolazioni diverse il nostro oggetto, il Cliente chiederà sempre – soprattutto davanti ad oggetti di un certo valore e/o di un certo target – “dove posso vederlo dal vivo?”. E’ questa una chiave di volta per tanti piccoli commercianti che – visto il loro stato di fatto esistente e il loro locale di vendita già presente e spesso ben radicato nel territorio, – potrebbe davvero fare la differenza e sottrarre Clienti all’e-commerce. Pochi finora lo hanno capito, ma quei pochi che lo fanno, anche con risorse molto limitate e magari un po’ “arrangiate” e home made, ottengono il risultato. Anziché considerare un costo l’e-commerce, danno ad esso un valore aggiunto proprio grazie alla loro struttura espositiva che comunque avrebbero ed i cui costi comunque sosterrebbero.
Accanto a questi due esempi buttati giù così al volo, tanti altri ce ne sarebbero da sviscerare. Ma gli esempi servono più che altro ad una riflessione più generale: con queste proposte si sta spingendo un settore in crisi rispetto al resto del mondo (anzi, dovremmo dire mai nato, rispetto al resto del mondo!), o si sta nuovamente creando una di quelle lobby che, dall’altra parte, questo governo mostra – forse più a parole che coi fatti – di voler limitare in nome della libera concorrenza? Penso ai tassisti, come alle tariffe dei liberi professionisti e al resto. Chiaramente non voglio boicottare la proposta, anzi, anche solo per tirare acqua al mio mulino, vorrei che fosse realtà già da oggi. Ma vorrei vedere una realtà davvero applicabile e in grado di produrre benessere per tutti.
L’e-commerce deve avere oggi, per sopravvivere, prezzi più bassi dei canali tradizionali, se io riesco a tagliarli ancora del ben 11% è ovvio che venderei di più e guadagnerei di più. Ma, come si imparava una volta fin dalla più tenera età, la mia libertà finisce dove comincia quella di un altro, e se guardiamo il discorso in questa luce ci accorgiamo subito di quanto faccia acqua! Dove può essere l’equilibrio tra un piccolo commerciante che paga una sala espositiva, bollette di luce e acqua, riscaldamento, magari un dipendente perché non può stare dentro il suo negozio 24/24 – 7/7,… e si troverà in automatico un’aliquota doppia per lo stesso identico prodotto che venduto online non ha questi costi vivi che sono indipendenti dalla vendita? Attenzione, non ho detto che non ha costi. Ho detto che non ha questi costi: la vetrina la devo illuminare e il negozio lo devo scaldare sia che entrino 100 Clienti, sia che non entri neppure uno.
Oppure stiamo dicendo in maniera velata che la differenza è giustificata dal fatto che in negozio posso testare la vera ed alta qualità del prodotto? Giusto come dire che i prodotti venduti on-line non sono di ottima e alta qualità… ed è a questo punto molto insidioso il dubbio conseguente che si sta andando ad instillare. Ed è un dubbio che non fa bene a nessuno. Né al commercio tradizionale, né a quello on-line e su cui i nostri politici dovrebbero ben riflettere prima di seminare proposte!
La successiva domanda che mi pongo è: come è possibile, in una realtà come la nostra, pensare di spingere il commercio on-line attraverso la riduzione dell’aliquota? Io mi ritrovo ad operare a 2 chilometri in linea d’aria dal centro di un capoluogo di provincia come Alessandria dove è assolutamente impossibile avere un’adsl stabile, affidabile e che permetta una navigazione adeguata… mi sembra esattamente come pensare di andare a vendere domani mattina le Ferrari alla popolazione del Myanmar o della Costa d’Avorio! Ci sarà mica qualcuno che pensa che la soluzione per venderle possa essere quella di dimezzare (ho detto dimezzare, non ridurre del 11%) il prezzo?
Si evince chiaramente che, come non possiamo vendere le Ferrari se prima non andiamo a costruire le strade asfaltate, qui non possiamo vendere on-line se prima non realizziamo delle infrastrutture adeguate che supportino l’operazione.
E parlando di infrastrutture la banda larga è sicuramente un’emergenza impellente, ma non possiamo pensare che sia la sola. Ad esempio, perché un trasporto di una identica pedana, con lo stesso prodotto e con lo stesso peso, e AFFIDANDOMI ALLO STESSO CORRIERE, se lo trasporto da Alessandria a Berlino ha un costo che certe volte raggiunge quasi il doppio dello stesso trasporto effettuato da Berlino ad Alessandria?
Perché lo stesso container importato dagli Usa, dalla Cina o dall’Australia se lo faccio arrivare a Genova mi costa una cifra e se lo faccio arrivare ad Amburgo mi costa anche il 40% in meno (oltre ai tempi di sdoganamento e consegna ben più brevi)? Come posso essere concorrenziale con queste differenze all’interno di paesi che utilizzano la stessa identica moneta?
Anche questi sono solo semplici esempi e infilandoci in questi argomenti potremmo dilungarci in maniera infinita, però credo siano tutti spunti di analisi che non ci possono far gioire quando qualcuno di alza una mattina dicendo 11%, solo perché riguarda il nostro settore. Da un lato si fa una manovra in cui si alza tutta l’iva di 1 punto e dall’altra la si dimezza per ottenere lo stesso risultato. Non sono un’economista, ma da profana posso solo pensare che sicuramente una delle due operazioni è completamente sbagliata! E, senza volerne fare un discorso politico nel modo più assoluto (solo perché ritengo permeata da un’inettitudine somma, l’intera classe politica esistente, di qualsiasi colore), altrettanto penso di chi mi fa il lavaggio del cervello con operazioni mediatiche dove mi inculca il bene sommo del pagare l’iva aumentata di 1 punto e subito dopo mi fa il controlavaggio del cervello per dirmi che è bene comprare online dove l’iva è la metà….
Quando si riuscirà a far capire che i cittadini sono esseri pensanti e non esseri inferiori e ignoranti di medievale memoria?
E poi i vecchietti che on-line non possono comprare? … Bè certo loro hanno pensioni d’oro, possono anche pagare l’11% in più!
E tutte le false vendite online che si verranno a creare in pieno spirito di soluzioni all’italiana? Chi sarà in grado di stabilire quando una vendita è avvenuta totalmente online e quando no? Ci affideremo al sistema giudiziario italiano con i suoi tempi che chiaramente non sono i tempi della rete? O potrà forse bastare un pagamento tramite bonifico bancario online a dimostrarlo?…..
O forse per la vera crescita l’iva anziché essere alzata di un punto andava abbassata? O forse la stessa cosa andava andava fatta anche per i carburanti? … altro tasto dolente e costo vivo a crescita incontrollabile nel commercio elettronico ma che, necessariamente, è vincolato a doppia mandata.
A queste e a tutte le altre infinite domande correlate una classe politica adeguata dovrà essere in grado di dare risposte certe, univoche ed eque come piace loro dire.
E noi cittadini siamo sempre qui ad aspettarle…purtroppo, almeno finora, inutilmente ad aspettarle!
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