Si fanno chiamare Sandra e Giuseppe, nomi di fantasia dietro i quali ci sono una donna e un uomo, genitori di un figlio di 13 anni e di un altro maggiorenne, che la crisi economica ha messo in fortissima difficoltà: i due, artigiani, hanno iniziato a non ricevere pagamenti per i lavori effettuati fin quando non sono stati costretti a chiudere la loro attività: ma si sa, a 50 anni trovare un altro lavoro può essere un'impresa assai ardua. Negli ultimi cinque anni la famiglia è stata costretta a sobbarcarsi tre traslochi fino a quando, nel settembre scorso, non è arrivato lo sfratto esecutivo dalla casa di Ovada, in Provincia di Alessandria, dove vivevano. In assenza di alloggi vuoti nelle case popolari a prendersi cura di Giuseppe e Sandra sono stati degli immigrati: "Se non fosse per i rifugiati, ora saremmo in mezzo alla strada", raccontano i due al Secolo XIX.

Tutto ha avuto inizio dalla decisione Luigi Rigamonti, responsabile della cooperativa Idee Solidali, di mettere a disposizione uno degli appartamenti presi in affitto in una palazzina abitata da 32 richiedenti asilo e rifugiati nordafricani, afgani e pakistani: "All’inizio eravamo diffidenti, ma i ragazzi ci hanno fatto cambiare idea – racconta Giuseppe – Hanno imbiancato i muri prima del nostro arrivo e si sono offerti di dare una mano a traslocare. Con nostro figlio si comportano come fratelli maggiori. Ci siamo conosciuti e ci siamo capiti, perché stiamo affrontando le stesse incertezze". Nella crisi, dunque, la condizione di italiani e richiedenti asilo non è poi così diversa: come se non bastasse, di recente la cooperativa ha proposto a Giuseppe e a sua moglie di entrare a far parte del gruppo di lavoro. "Se avrò finalmente un lavoro – dice Giuseppe – potrò rivedere mia mamma, che ha 89 anni, abita a Castelbuono in provincia di Palermo e ci aspetta da 4 anni".