in foto: Aurelio Luciani, uno dei testimoni uccisi

Sono stati inseguiti e giustiziati con ferocia i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, i due contadini di San Marco in Lamis uccisi in un agguato due giorni fa perché si trovavano al momento sbagliato nel posto sbagliato. I due contadini avevano visto i killer che avevano ucciso il presunto boss Mario Luciano Romito e suo cognato Matteo De Palma. Erano insomma dei testimoni scomodi, e per questo sarebbero stati eliminati. Secondo quanto emerso dalle autopsie effettuate sui loro corpi presso l'istituto di medicina legale di Foggia, i due fratelli sono stati uccisi con colpi sparati con il fucile d'assalto AK 47 Kalashnikov. Uno dei due, Aurelio, aveva tentato di fuggire uscendo dall'auto ma è stato raggiunto da due colpi al fianco e uno al gluteo. Suo fratello Luigi è stato ucciso con due colpi alla testa e uno alla nuca. Oggi pomeriggio, alle 16, si svolgeranno i loro funerali nella chiesa della Collegiata, a San Marco in Lamis, dove è stato proclamato lutto cittadino.

Il questore di Foggia vieta i funerali pubblici per il presunto boss.

Mario Luciano Romito, secondo quanto emerse sempre dalle autopsie, è stato invece ammazzato con due fucilate alla nuca. La stessa sorte è toccata al cognato Matteo de Palma, che era l'autista del boss: anche lui è stato ucciso con un colpo di fucile alla nuca. Il questore di Foggia ha vietato i funerali, in forma pubblica, del presunto boss. “La risposta dello Stato rispetto all'uccisione di cittadini inermi e innocenti sarà durissima perché la lotta contro le mafie è una grande battaglia di civiltà”, ha intanto detto ieri a Foggia il ministro dell'Interno, Marco Minniti, sintetizzando come lo Stato reagirà dopo la strage di San Marco in Lamis.

Le parole del sindaco di San Marco in Lamis.

A margine del vertice presieduto da Minniti il sindaco di San Marco in Lamis, Michele Merla, ha detto di aver bisogno “che lo Stato ci sia vicino”. Il sindaco ha tra l'altro elogiato i due fratelli barbaramente uccisi: “Erano persone assolutamente per bene che ogni mattina si alzavano per andare a lavorare. Hanno avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Questo è quello che noi con forza ribadiamo, e non abbiamo dubbi su questa nostra convinzione perché è così. Conoscevamo le vittime”. “Spero – ha aggiunto Merla – che le nostre preoccupazioni siano ascoltate dal ministro Minniti perché ci troviamo in un territorio importante, dov'è venerato un santo come Padre Pio, in un luogo a sei chilometri di distanza da quello in cui è avvenuta la strage. Se non ci ascoltano sarebbe grave per uno Stato moderno come quello italiano. Noi ci aspettiamo, perciò, più forze dell'ordine e più forze in grado di poter investigare perché è proprio questo che manca sul Gargano, e soprattutto più presenza”.