Un bacio tra un'agente e una detenuta, una denuncia e un procedimento disciplinare. Questi, in sequenza, i fatti che hanno preceduto di un mese il ricovero in rianimazione di Sissy Trovato Mazza, agente di polizia penitenziaria soccorsa lo scorso 1 novembre nell'ospedale di Venezia con un proiettile conficcato in testa e ora in coma. La Procura, che ora indaga per istigazione al suicidio, non esclude che la denuncia di quell'episodio possa essere collegata a quanto accaduto davanti all'ascensore dove la 28enne è stata trovata in fin di vita. A riferire particolari di quanto accadeva in quel periodo nel carcere della Giudecca, dove Sissy lavorava, è stata Manuela Cacco, indagata per omicidio e occultamento di cadavere in concordo con Freddy e Debora Sorgato nel caso di Isabella Noventa.

Il 1° novembre Sissy va all'ospedale di Venezia a controllare una detenuta che ha appena partorito. Sale al secondo piano, ma la paziente non è lì, Sissy scende al primo, controlla la detenuta e si dirige sulla sinistra dove si trova l'ascensore. Un movimento che non ha senso, visto che, avendo eseguito il compito, l'agente dovrebbe dirigersi verso l'uscita. Forse qualcuno che conosce è lì e forse la sta aspettando. Poco prima di mezzogiorno la ragazza viene trovata in un lago di sangue.

Torniamo indietro di 30 giorni. Sissy viene avvicinata da due detenute che le racconto un episodio contrario al regolamento: hanno visto un'agente penitenziaria e una detenuta baciarsi. Da queste dichiarazioni parte un'indagine interna e, al riguardo, viene ascoltata anche un'altra testimone che racconta, però, di una lite: "L'agente e la detenuta si provocavano a vicenda  – dice Manuela Cacco, reclusa anche lei alla Giudecca –  l'agente era molto arrabbiata, ma si è bloccata quando mi ha vista passare. Comunque la lite da quello che mi sembrava, era una cosa seria. Il giorno prima ho notato che l'agente e la detenuta stavano ascoltando la musica insieme dividendo gli auricolari, erano nel luogo adibito a cucina, quasi per nascondersi. La stessa detenuta protagonista della storia aveva provocato anche Sissy.

"Ha avuto atteggiamenti ambigui nei miei confronti in passato dicendo che provava dei sentimenti per me e chiedendomi di fare qualcosa sia dentro il carcere che fuori, una volta uscita" così scrive Sissy nella lettera in cui chiede di non lavorare più a contatto con questa detenuta. Poco dopo la stessa Sissy finisce al centro di un procedimento disciplinare: le viene contestato di aver "estorto" una delle due firme delle detenute che avevano rilasciato la testimonianza. Nessuno, però, contesta la verità dei fatti denunciati. A un mese da quella vicenda Sissy viene trovata davanti al vano di un'ascensore, in fin di vita. Nessuno si fa avanti per testimoniare. Nonostante la famiglia abbia rivolto un appello pubblico attraverso la trasmissione Chi l'ha visto? a chiunque avesse visto quanto accaduto – in pieno giorno – nessuno sembra aver visto cosa è successo alla giovane agente