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A scuola di vita con un gatto

Pizza, gatta adulta, razza Europeo, origini toscane, cresciuta in una famiglia numerosa, ci insegna come stare al mondo.

A scuola di vita con un gatto.

Eccola entrare di corsa, dal giardino. In bocca un coccodrillo, o meglio ciò che rimane di una lucertola che nelle sue fauci (o pseudo tali) spunta solo dalla coda. Un trofeo tutto per me (la sua padrona preferita) che, come gli altri suoi simili a sangue freddo, viene puntualmente sterminata dal giardino.

Ed è così che una gatta, treenne, sradicata dal suo territorio toscano, in provincia di Livorno (dove era nata insieme ad altre tre sorelline), si conquista la fiducia del proprio padrone e tiene alta la sua onorabilità di felino. Del resto la gatta Pizza dalla Toscana è stata portata, fin da piccola, nel centro di Milano dove al posto degli ulivi e delle lucertole ci sono macchine e giardini con portinai invadenti che cercano di acchiapparti per riportarti dal tuo padrone.

Ma Pizza non si è arresa. Ha continuato a voler uscire di casa con al collo una specie di armeria appesa ad un collare fosforescente: medaglietta con doppio numero di telefono più campanello per identificarla. La prima volta il tentativo di fuga fu direttamente giù dal terrazzo per poi capire che, salto dopo salto, poteva guadagnarsi la libertà senza suicidarsi.

E così è stato. In pochissimo tempo ha imparato la strada di uscita e di entrata (aspetta che qualcuno apra il portone di casa) ed è diventata il ras del quartiere e del condominio. Così come prima lo era nel suo giardino.

Amica di portinai, pizzaioli cinesi (in virtù del proprio nome), tintorie (dove le piace dormire tra i vestiti caldi appena stirati), negozianti di lampade che le aprono la porta per farla uscire, si è conquistata un mondo umano che l’adora. Le sue fusa, il suo rotolarsi sulla pancia, il suo essere così autenticamente gatto (a noi umani verrebbe da dire “senza inibizioni”), l’ha portata ad essere la regina indiscussa, benvoluta da tutti.

Persino la vicina dell’ultimo piano, una elegante signora che vive in un super attico, l’ha definita “addorabile” spendendo per lei quelle parole che in tanti anni non aveva mai avuto per noi famiglia. E come la signora anche i vicini del terzo piano – con cui sale puntualmente  in ascensore – le hanno immolato un tappetino dove poter mangiare tranquillamente del buon prosciutto crudo, probabilmente acquistato appositamente per lei.

Quando fa caldo (e quest’estate con quella folta pelliccia da Europeo ha sofferto parecchio!) se ne sta spaparanzata sul loro davanzale guardando noi, la sua famiglia, che mangia al primo piano sul terrazzo. Del resto si sa, ai piani alti fa meno caldo.

Ora Pizza ha persino una badante, o meglio un nuovo amico. Matteo, un ragazzino toscano come lei che per dieci giorni si occuperà di sfamarla mentre noi siamo all’estero. Con Matteo Pizza potrà tornare a parlare la sua lingue e chissà, forse, tornare ad essere il gatto selvatico che è stata. Prima di essere deportata a Milano e diventare una gattina “adorabile e affettuosa” che quando la chiami ubbidisce.

Il tutto poi facendoci credere di essersi adattata, quando in realtà siamo noi – e i nostri vicini di casa – che non possiamo più fare a meno della sua presenza. Quando Pizza è nel suo giardino, finalmente in vacanza, tutti chiedono di lei, la gatta del condominio.

Perché ho voluto raccontarvi questa storia? Perché quando rimani te stesso (anche nelle origini più umili e meno nobili) sei sempre apprezzato. Se poi sei pure simpatico, sai essere seduttivo (nel giusto) e ogni tanto porti pure qualche ricompensa, sei sulla buona strada per essere accettato da tutti. Pizza però se va dal veterinario morde, se insisti ad accarezzarla ti soffia e se non le dai da mangiare all’ora stabilita non ti molla un secondo.

Quindi, disponibilità sì ma con parsimonia. Il tutto sta nel conoscere i propri punti di forza, tanti o pochi che siano. Pizza ha solo le fusa, lo struscio e ogni tanto qualche miagolìo di approvazione ma per stare al mondo le bastano. Eccome!

Dimenticavo che quando andiamo alla macchina Pizza ci accompagna e poi torna a casa. L’importante è non mollare mai la propria fonte di sostentamento. Se poi viene a mancare Pizza è comunque attrezzata per sopravvivere. Noi umani  un po’ meno.

Ma questa è un’altra storia in cui Pizza non più è protagonista.

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