in foto: Andy Warhol

Andy Warhol muore a New York il 22 febbraio del 1987. Se la Pop Art avesse un volto, sarebbe sicuramente il suo: simbolo indiscusso dei linguaggi e dell'estetica che hanno caratterizzato gli anni Settanta ed Ottanta, le sue opere hanno avuto e continuano ancora oggi ad avere uno straordinario impatto comunicativo in tutto il mondo.

La ripetizione quasi ossessiva dei soggetti, l'esasperazione della realtà quotidiana e delle sue contraddizioni, oltre che l'uso multiforme di fotografia, cinema e pittura hanno reso la produzione di questo visionario artista ancora difficile da decifrare. A distanza di trent'anni dalla scomparsa di Andy Warhol è però possibile tornare ad ammirare alcuni dei suoi capolavori e coglierne, sebbene parzialmente, il profondo impatto culturale ed artistico che essi hanno avuto.

Marilyn: la nascita di un'icona

Marilyn Monroe ritratta da Andy Warhol in foto: Marilyn Monroe ritratta da Andy Warhol

Quando si pensa a Warhol, si pensa a Marilyn. L'opera, divenuta il simbolo per eccellenza della Pop Art, viene pensata e realizzata nel 1964: riprodotta in tutto il mondo in vari formati e stili, la “Marilyn originale” era stata realizzata da Warhol su quattro tele separate, ciascuna con uno sfondo di colore diverso, nel suo studio di Manhattan conosciuto come “The Factory”. Ma la bellissima Marilyn nasconde una storia particolare, molto curiosa.

Si racconta che un giorno la fotografa e artista statunitense Dorothy Podber, vedendo i dipinti completati e impilati uno sull'altro, chiese a Warhol se poteva “do a shot”: credendo che la donna volesse fotografarli, Warhol acconsentì. La donna tirò improvvisamente fuori una pistola e sparò ai dipinti all'altezza della fronte di Marilyn: nacque così il mito della “Shot Marilyn”, oggi conosciuta in tutto il mondo. In una famosa biografia Ray Johnson descrive questo bizzarro avvenimento, e ci fa anche sapere cosa successe dopo: Warhol chiese alla Podber di non mettere più piede nel suo studio.

La zuppa Campbell e la massificazione della cultura

Campbell's Soup in foto: Campbell's Soup

Nel 1962 Andy Warhol decide di esporre, nella sua prima mostra personale a Los Angeles, alcune immagini dei barattoli di zuppa Campbell: un oggetto di uso comune, anonimamente relegato fino a qual momento nei suprmarket, entra con violenza in un museo. E diviene arte: un'arte che per Warhol si spoglia di qualsiasi valore estetico, per caricarsi di un forte messaggio etico: la scatoletta viene scelta quale simbolo della sempre più opprimente omogeneizzazione culturale alla quale l'uomo contemporaneo viene sottoposto: la cultura, ma la vita stessa, è un prodotto preconfezionato e perfetto, uguale per tutti.

Alle scatole di zuppa Andy Warhol ha dedicato una quantità enorme di opere, ancor più che alla sua Marilyn o a Mao. Chiuse, aperte, una accanto all'altra, in serie, dipinte, stampate o scolpite, le lattine di zuppa Campbell sono divenute un altro dei simboli per eccellenza della poetica di Warhol: da quando comparvero per la prima volta alla Ferus Gallery di Los Angeles, le lattine Campbell hanno influenzato l'intera storia a venire della Pop Art.

L'Autoritratto, le infinite mutazioni dell'io

Autoritratto del 1986in foto: Autoritratto del 1986

Ma l'arte fu anche auto celebrazione per Warhol. Lo dimostrano i famosi autoritratti che l'artista iniziò a produrre all'incirca dal 1981, fino a poco prima di morire. Nella versione prodotta a pochi mesi dalla morte, nel febbraio 1986, e oggi conservata al MoMa di New York, il viso di Warhol è una maschera mimetica, che sembra galleggiare sullo sfondo nero senza alcuna connessione con la realtà del proprio corpo. Warhol eseguirà almeno sei autoritratti, tutti caratterizzati dall'assenza di realismo e modificati, quasi “allucinati”, dai colori e dalle forme le quali, grazie alle tecniche “digitali” che nel frattempo l'artista aveva inserito sempre di più nella sua arte, sembrano quasi voler nascondere la vera identità del soggetto.

All'epoca in cui Warhol inizia a produrre i suoi autoritratti è famosissimo in tutto il mondo: divenuto una vera e propria star della Pop Art, icona indiscussa dei nuovi linguaggi artistici, egli sceglie di estremizzare questa situazione, sfruttando le immagini come ulteriore occasione di critica alla stessa società che lo aveva eletto quale simbolo di una nuova arte.