
Mentre scrivo, guardo la diretta televisiva da piazza S. Giovanni a Roma, è guerriglia urbana.
Non sono pochi i teppisti, oltre 500 secondo i giornalisti presenti sul posto, sembrano ben organizzati nelle strategie di guerriglia urbana.
Le Forze dell’Ordine cercano di disperdere i violenti, avanzano e indietreggiano con gli idranti, cercano invano di non alimentare lo scontro, di contenere la violenza nella speranza che, con il passare del tempo, i teppisti si allontanino.
Si attende, non so cosa, ormai sono 40 minuti che i violenti si scontrano con le Forze dell’Ordine, intanto la tensione cresce.
Con questo risultato, chi ha vinto?
Gli organizzatori hanno indetto una manifestazione pacifica, non dimentichiamoci inserita in un contesto internazionale in cui le giovani generazioni chiedono ai politici, al mondo finanziario, al mondo dell’impresa maggiore responsabilità al fine di garantire un futuro di opportunità lavorative.
Gli organizzatori non sono riusciti, purtroppo, ad isolare i criminali che si sono infiltrati nella manifestazione facendola cadere nel caos. D’altra parte che avrebbero potuto fare?
Le Forze dell’Ordine, sempre composte dalla volontà dei singoli, si sono trovate impreparate a fronteggiare un numero molto alto di criminali impegnati in una assurda guerriglia: sterile, inconcludente, incivile, improduttiva e che offende le ragioni di una manifestazione volta al dialogo democratico.
La Politica europea, degli ultimi quindici anni, oggi mostra la sua sconfitta davanti alle 80 piazze nel mondo in cui si leva l’urlo di protesta dei giovani che vedono in serio pericolo il loro futuro, la loro dignità sociale.
In pratica oggi hanno perso tutti: gli organizzatori incapaci di arginare i provocatori; le Forze dell'Ordine incapaci di arrestare i teppisti; la cattiva Politica che ha generato tutto questo.
Cosa fare domani?
Acquistiamo con la forza della ragione che le strutture partitiche dell’attuale Politica non sono in grado di gestire la crisi, storico-economico-sociale, che caratterizza l’Europa in questo momento.
La gente chiede trasparenza, impegno verso la collettività, chiede strutture partitiche trasparenti che dialoghino con gli elettori, che rendano i militanti partecipi alla vita politica, che siano meritocratiche, che non lavorino a difesa delle posizioni di potere.
Tutte queste richieste possono essere accolte, gli strumenti ci sono e sbaglia colui che crede che questo sia solo un disegno utopico.
Occorre cambiare e occorre farlo in fretta; per il futuro delle giovani generazioni per la dignità di coloro che operano nel presente.
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